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martedì 11 luglio 2017

BENZINA: IN ITALIA PIÙ CARA DEL 19% RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA

Le tasse pesano per il 68%

Solo in Olanda la “verde” è più costosa, componente fiscale più alta del 29% della media europea, a fine anno spesa maggiore di oltre 400 euro. Entrate devono essere destinate a interventi di mobilità e sostenibilità urbana

L’Italia è il secondo Paese più caro dell’Unione Europea per quanto riguarda i prezzi al consumo della benzina senza piombo, secondo gli ultimi dati della Direzione Generale Energy della Commissione Europea. 

In media un litro di “verde” costa il 18,9% in più della media europea, a pesare è la componente fiscale, che costituisce il 68,1% del prezzo finale. E a fine anno il conto è salato, è di oltre 400 euro la differenza.
Solo l’Olanda ha un prezzo finale più alto, pari al 2%, rispetto all’Italia, mentre la Bulgaria è il Paese dove è più conveniente mettere benzina. 
Per quanto riguarda il solo prezzo industriale, in Italia il costo è maggiore del 3,1% rispetto alla media europea, ma è al 4° posto nella classifica dei Paesi più cari, preceduta in ordina da Malta, Danimarca e Spagna.
Per quanto concerne la componente fiscale l’Italia si colloca invece al 2° posto, preceduta dall’Olanda. Rispetto alla media europea, in termini monetari, il peso fiscale è maggiore del 28,8% rispetto alla media europea. Il peso percentuale della tassazione nella formazione del prezzo al consumo finale è maggiore solo in Gran Bretagna (69,1%) e Olanda (69,7%), contro una media europea del 62,4%. 
Il risultato è che gli automobilisti italiani spendono il 18,9% in più rispetto alla media degli automobilisti europei, per ogni litro spendono 23 centesimi di euro in più. A fine anno questa differenza si traduce in oltre 400 euro di spesa in più rispetto alla media UE.

“Gli automobilisti italiani sono i più penalizzati d’Europa – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc - perché oltre al peso economico, non indifferente, che devono sostenere va aggiunto che, soprattutto nei grandi centri, reali alternative all’utilizzo della propria auto non esistono. Di politiche di mobilità sostenibile in Italia se ne vedono poche, finora se ne è parlato molto ma è stato realizzato poco. Come Adoc riteniamo che le entrate derivanti dai rifornimenti, relativamente alla tassazione, debbano necessariamente essere destinate ad investimenti nella mobilità e sostenibilità urbana. Non solo Roma, anche gli altri grandi capoluoghi soffrono di scarsa mobilità e congestione. In seconda battuta le somme possono essere destinate a coprire necessità impreviste e urgenti come, ad esempio, il recente terremoto che ha colpito la zona di Amatrice. Ma la benzina non può essere il salvadanaio dello Stato per coprire altri buchi economici.”

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