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lunedì 4 settembre 2017

ALL'ESTERO LA TUA LAUREA VALE DI PIÙ

Diffuse oggi alcune anticipazioni di una ricerca Iref-Acli sugli under 30 e l’occupazione. Se il 69% dei ragazzi intervistati lavora, il 77% di quelli rimasti in Italia non è soddisfatto della retribuzione, contro il 43% degli espatriati. Di questi, il 38% fa addirittura «il lavoro dei sogni» e occupa posizioni elevate in oltre il 60% dei casi. In Italia, solo un laureato su 3 svolge mansioni qualificate, anche se comunque con la laurea il tuo stipendio e la tua pensione saranno più alti



Oltre il 77% dei giovani con istruzione elevata che lavorano in Italia non è soddisfatto della retribuzione, contro il 43% degli espatriati; tra questi ultimi, ben il 38% dichiara di fare «il lavoro dei sogni» contro il 28% dei ragazzi che lavorano nel nostro paese, un dato che scende al 22% se si tratta di giovani di seconda generazione, ovvero con entrambi i genitori stranieri. Sono questi alcuni dei risultati a cui giunge un'interessante ricerca, progettata dall’IREF e realizzata con la collaborazione del Dipartimento Studi e Ricerche delle ACLI, realizzata su oltre 2500 giovani tramite una piattaforma di web-survey nel periodo compreso tra aprile e giugno 2017. Lo studio sarà presentato integralmente nel corso del 50° Incontro nazionale di studi Acli in programma a Napoli dal 14 al 16 settembre.

Il punto di partenza dello studio è semplice. I ragazzi tra i 18 e i 29 anni, i nati negli anni ’90 per intendersi, sono una generazione che si trova a far fronte a diffuse difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro, elemento che ha portato molti di loro all’estero: per questo, per la prima volta, una ricerca statistica raccoglie l’opinione dei cosiddetti expat. Un altro segmento generazionale è dato dalle cosiddette seconde generazioni (G2), ovvero i ragazzi nati da genitori immigrati in Italia. Il campione, formato da più di 2500 ragazzi, è composto da giovani italiani per il 69,7%, ragazzi che vivono all’estero dal almeno sei mesi per il 21,2% e per il 9,1% da giovani figli di entrambi i genitori stranieri.

Una laurea conviene. Non ci sono più dubbi. E non è mai troppo tardi per rimettersi a studiare, anche per chi ha superato abbondantemente i trent'anni. Grazie alle università telematiche come l'Università Popolare degli studi di Milano (qui i corsi attivi) è infatti possibile seguire le lezioni online e presentarsi in aula solo per dare gli esami e discutere la tesi finale. Senza obbligo di frequenza. E le iscrizioni sono aperte tutto l'anno. Si tratta di un ateneo per adulti, con un'organizzazione precisa e puntuale tarata sulle esigenze dei lavoratori, con piani di studio tagliati su misura, una segreteria alleggerita dalla burocrazia e un collegio di docenti pronti a valutare ogni singolo curriculum per assegnare CFU in base a studi pregressi o interrotti, corsi frequentati in passato ed esperienze professionali maturate, che significa meno esami da sostenere.



In più, è un ateneo internazionale: laureandosi qui ci si ritroverà in tasca un titolo di studio di un'Università Internazionale non facente parte dell’ordinamento italiano, riconosciuta a statuto speciale con titoli avente valore legale secondo la Convenzione di Lisbona sul riconoscimento del titolo nella regione europea. In un'epoca in cui non esistono più confini geografici, tanto più nel mondo del lavoro, avere una Laurea Internazionale è l'asso nella manica da giocare al momento giusto. A fronte di un costo più che contenuto e una retta annua di gran lunga inferiore alla media degli aumenti rilevati dallo studio sulle retribuzioni.

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