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lunedì 21 settembre 2026

Elezioni in Germania, AfD vince nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore: cosa sta succedendo davvero

 in collaborazione con Torino.plus


La vittoria di Alternative für Deutschland nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore rappresenta uno dei passaggi più significativi della recente storia politica tedesca. Non si tratta di un episodio isolato, ma del consolidamento di una tendenza che da anni attraversa la Germania, soprattutto nei territori dell’Est: una crescente disaffezione verso i partiti tradizionali e una domanda politica più radicale, legata a temi concreti come economia, immigrazione ed energia.


Il dato elettorale, che vede AfD affermarsi come primo partito, va letto dentro questo contesto. Non è soltanto un voto ideologico, ma anche – e forse soprattutto – un voto di protesta. In molte aree del Land, segnate da difficoltà economiche, spopolamento e minori opportunità rispetto all’Ovest del Paese, una parte consistente dell’elettorato ha scelto di rompere con le forze politiche tradizionali, percepite come incapaci di rispondere ai problemi quotidiani.


Il successo di AfD si spiega dunque con una combinazione di fattori. Da un lato il malcontento economico, aggravato negli ultimi anni dall’aumento dei costi energetici e dall’inflazione; dall’altro il tema dell’immigrazione, su cui il partito ha costruito una narrazione molto netta e riconoscibile. A questo si aggiunge la questione energetica, particolarmente sentita in Germania: AfD propone un ritorno a politiche più pragmatiche, inclusa la riapertura al nucleare e un ripensamento dei rapporti energetici con la Russia. È un messaggio che intercetta una parte dell’opinione pubblica stanca delle transizioni percepite come costose e poco sostenibili nel breve periodo.


Il programma del partito riflette questa impostazione. L’approccio è orientato a un rafforzamento della sovranità nazionale, a una stretta sull’immigrazione irregolare e a politiche economiche meno vincolate agli obiettivi climatici europei. Sul piano istituzionale, AfD insiste su strumenti di democrazia diretta e su una revisione del ruolo dell’Unione Europea. Si tratta di posizioni che rompono con il consenso tradizionale tedesco, ma che trovano ascolto in una parte crescente dell’elettorato.


A questo punto si apre il tema più delicato: quali conseguenze avrà questa vittoria? Ed è qui che è importante mantenere uno sguardo lucido, evitando letture allarmistiche. In Germania esiste un sistema politico molto solido, basato su equilibri istituzionali e costituzionali robusti. Nonostante il risultato elettorale, AfD resta isolata: tutti gli altri partiti continuano a escludere qualsiasi alleanza con essa. Questo significa che, anche arrivando prima, difficilmente potrà governare.


Il cosiddetto “cordone sanitario” funziona ancora. I governi regionali vengono formati attraverso coalizioni tra più partiti, spesso anche molto diverse tra loro, proprio per impedire che una forza considerata incompatibile con l’attuale sistema entri nell’esecutivo. Questo meccanismo, già visto in altri Länder, garantisce una continuità istituzionale e impedisce strappi improvvisi.


Per questo motivo, chi parla di “attacco alla democrazia” tende a semplificare eccessivamente. Il voto, per definizione, è uno strumento democratico, anche quando produce risultati scomodi. Il fatto che un partito come AfD cresca nei consensi non significa che il sistema democratico sia in pericolo, ma piuttosto che una parte dell’elettorato esprime disagio e chiede rappresentanza. La vera sfida per la democrazia, semmai, è capire e gestire questo disagio, non negarlo.


Allo stesso tempo, è altrettanto importante non banalizzare il fenomeno. La crescita di AfD segnala una frattura reale nella società tedesca, tra aree geografiche, generazioni e classi sociali. Ignorarla o liquidarla come semplice estremismo rischia di rafforzarla ulteriormente.


Gli scenari futuri restano quindi aperti. Da un lato è probabile la formazione di governi regionali complessi, basati su coalizioni ampie e talvolta fragili. Dall’altro AfD continuerà a esercitare una pressione politica significativa, influenzando il dibattito pubblico anche senza governare. A livello nazionale ed europeo, questo potrebbe tradursi in un progressivo spostamento dell’agenda su temi come sicurezza, immigrazione ed energia.


In definitiva, ciò che sta accadendo in Germania non è un’anomalia isolata, ma parte di una dinamica più ampia che riguarda molte democrazie occidentali. Il sistema tedesco, però, dispone ancora degli strumenti per assorbire questo cambiamento senza rotture traumatiche. Ed è proprio questa capacità di adattamento che, al momento, rappresenta la migliore risposta a chi teme derive antidemocratiche.


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