Dopo un 2025 segnato da consultazioni decisive e da forti tensioni politiche, l’Europa si avvicina al 2026 in un clima di instabilità geopolitica. Le interferenze straniere emerse in Paesi come la Romania, le difficoltà dei governi centristi in Polonia e le divergenze interne all’Unione sulla guerra in Ucraina delineano un contesto fragile. Il conflitto russo-ucraino, le relazioni complicate con gli Stati Uniti e l’ascesa di forze nazionaliste rendono le prossime elezioni potenzialmente determinanti per il futuro dell’Unione europea.
Ungheria e il possibile cambio di leadership
Il voto ungherese del 2026 potrebbe porre fine al lungo dominio di Viktor Orbán, al potere per gran parte degli ultimi decenni. Il premier affronta una sfida concreta rappresentata da Péter Magyar, ex esponente di Fidesz e ora leader dell’opposizione. Pur condividendo posizioni simili su temi sociali e migratori, Magyar punta su un miglioramento delle condizioni economiche e su un riavvicinamento alle istituzioni europee, oggi in conflitto con Budapest sullo Stato di diritto. Un’eventuale sconfitta di Orbán avrebbe effetti rilevanti sugli equilibri dell’Unione, soprattutto in relazione al sostegno all’Ucraina e ai rapporti con Mosca.
Verifiche elettorali nei grandi Paesi dell’Ue
Nel 2026 Spagna, Francia, Germania e Italia affronteranno importanti elezioni locali e regionali che fungeranno da test politico per i governi in carica. In Spagna il Partito socialista di Pedro Sánchez arriva indebolito da sconfitte regionali e da scandali, mentre i conservatori cercano di rafforzarsi senza dipendere dall’estrema destra. In Francia, le elezioni comunali offriranno un’indicazione cruciale in vista delle presidenziali del 2027, in un contesto segnato dal calo di consenso di Emmanuel Macron e dalla crescita del Rassemblement National. In Italia, tra elezioni comunali e referendum sulla riforma della giustizia, il governo Meloni misurerà il proprio sostegno popolare. In Germania, infine, le consultazioni nei Länder metteranno alla prova la leadership del cancelliere Friedrich Merz e la forza dell’estrema destra sia a Est sia a Ovest.
Nord Europa tra sicurezza e consenso
In Svezia, le elezioni generali di settembre si svolgeranno sotto l’ombra delle possibili interferenze straniere, considerate una minaccia concreta alla sicurezza democratica. Il governo guidato da Ulf Kristersson mantiene un consenso stabile, ma il tema della criminalità e della cybersicurezza alimenta il dibattito politico. Anche la Danimarca affronta un passaggio delicato: la premier Mette Frederiksen, indebolita da cali elettorali e da una coalizione fragile, deve confrontarsi sia con le critiche interne sia con le tensioni internazionali legate alla Groenlandia.
Instabilità e cambiamenti nell’Europa orientale
In Bulgaria, nonostante l’adozione dell’euro dal gennaio 2026, la crisi politica resta profonda dopo le proteste contro corruzione e oligarchie. Le elezioni presidenziali e parlamentari potrebbero sbloccare lo stallo istituzionale. In Slovenia e Lettonia, invece, le elezioni parlamentari potrebbero portare a nuovi equilibri di governo, con sondaggi incerti e difficoltà nella formazione di maggioranze stabili, anche a causa dell’ingresso di nuovi partiti.
Elezioni globali e riflessi sull’Unione europea
Le dinamiche europee saranno influenzate anche da importanti appuntamenti elettorali extra-Ue. Le midterm statunitensi del 2026 determineranno la forza politica dell’amministrazione Trump e il suo margine di manovra internazionale. In Brasile, la possibile rielezione di Lula avrà implicazioni dirette per l’accordo commerciale Mercosur. In Israele, le elezioni potrebbero cambiare radicalmente l’orientamento del governo, soprattutto sul conflitto a Gaza. In Russia, infine, il voto parlamentare appare destinato a confermare il potere di Vladimir Putin, in un contesto di opposizione repressa e libertà di stampa ridotta.



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