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venerdì 4 agosto 2017

Brexit e leadership nel settore dei medicinali: l'Inghilterra perde terreno a vantaggio dell'Europa

L'ombra della Brexit si fa sempre più scura. Una prima conseguenza è la perdita dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA), che da Londra si trasferirà nell'Europa continentale. 


L'EMA rappresenta una delle istituzioni più importanti dell'Unione Europea, insieme all'Autorità bancaria (ABE). L'Agenzia ha il compito di valutare e monitorare l'uso dei medicinali nei 28 stati membri, fornisce un'autorizzazione all'immissione in commercio unica di nuovi medicinali, evitando la duplicazione di approvazioni separate rilasciate dai singoli stati membri. Da quando è entrata in funzione nel 1995, l'EMA ha autorizzato oltre 1000 prodotti, occupa 900 persone ed attrae 36.000 esperti ogni anno, inclusi 4.000 visitatori extra UE. L'Agenzia organizza oltre 500 incontri ogni anno. La concentrazione dell'expertise nel settore dei medicinali nel Regno Unito porta con sé molti altri benefici. L'EMA rafforza la reputazione dell'Inghilterra quale polo scientifico per la scoperta di nuovi farmaci, potenzia la forza della nazione nel settore della ricerca sui medicinali (dall'epidemiologia della sicurezza del farmaco a test randomizzati per valutare l'efficacia di nuovi medicinali), e consolida il ruolo di leader globale del paese nel settore della normativa sui medicinali. 
L'Inghilterra sta per perdere tutto questo.



Il 31 luglio 2017 è scaduto il termine entro il quale era possibile candidarsi per aggiudicarsi la sede dell'EMA. Milano si è subito fatta avanti. L'Italia ha un'eccellente reputazione nel campo della scienza fondamentale, basti considerare, ad esempio, lo standing internazionale dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri". Il paese vanta una formidabile rete di trial clinici, quali, p.e. gli studi del Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto Miocardico(GISSI), per non parlare poi degli italiani che si annoverano tra le menti più creative degli studiosi delle scienze della vita dei nostri tempi, da Rita Levi Montalcini (scopritrice del fattore di crescita delle cellule nervose, Ngf, e vincitrice del Premio Nobel nel 1986) a Mario Capecchi (pioniere nell'uso dei cosiddetti topi knockout e vincitore del Nobel nel 2007). Gli scienziati clinici italiani hanno dato un contributo importante alla normativa sui medicinali. Silvio Garattini, co-fondatore dell'Istituto Mario Negri, è stato uno dei membri più impegnati del Comitato per le specialità medicinali dell'EMA. Tuttavia la prospettiva di aggiudicarsi una tale gemma della corona europea ha scatenato una folla di concorrenti. Ben 16 paesi si sono dichiarati pronti ad ospitare l'Agenzia sul proprio suolo e la lista delle città in gara è un vero e proprio compendio dello chic urbano europeo: Amsterdam, Barcellona, Copenaghen, Dublino, Lille, Lisbona, e Stoccolma. C'è però un concorrente che potrebbe sbaragliare tutti gli altri: Bratislava, la capitale della Slovacchia. A febbraio, il ministro degli Affari Esteri ed Europei della Slovacchia dichiarava che il suo paese "ambiva ad ospitare l'EMA". Ad aprile, il Primo Ministro slovacco Fico scriveva ai presidenti del Consiglio Europeo (Donald Tusk) e della Commissione Europea (Jean-Claude Juncker) per informarli che Bratislava aveva avanzato la sua candidatura formale a tale fine. La Slovacchia è l'unico paese dell'Europea centrale che non ospita alcuna istituzione europea. Resta da chiedersi in che modo si arriverà ad una decisione.
La nuova EMA dovrà essere operativa entro il 1 aprile 2019. Il 22 giugno scorso la UE ha pubblicato la sua "Procedura in vista di una decisione sul trasferimento dell'Agenzia europea dei medicinali e dell'Autorità bancaria europea nel contesto del recesso del Regno Unito dall'Unione" nella quale si evidenziavano sei criteri: 1) Garanzia che l'agenzia possa essere istituita in loco e possa assumere le proprie funzioni alla data del recesso del Regno Unito dall'Unione; 2) Accessibilità dell'ubicazione; 3) Esistenza di strutture scolastiche adeguate per i figli dei membri del personale; 4) Adeguato accesso al mercato del lavoro, alla sicurezza sociale e all'assistenza sanitaria per coniugi e figli; 5) Continuità operativa ed infine 6) Distribuzione geografica. 

La Commissione Europea pubblicherà un'analisi delle città candidate nel mese di settembre, a cui seguirà una discussione nel mese di ottobre per poi arrivare al voto nel mese di novembre. La decisione, però, non sarà tecnica, bensì politica. Si nutrono fin da ora forti sospetti che sia già stato raggiunto un accordo. Potrebbe essere vero che, ad esempio, Angela Merkel abbia accettato di sostenere Bratislava in cambio di portare l'Abe a Francoforte? Potrebbe esserci, però, anche un'altra considerazione da fare. L'Italia è stata sempre in prima linea nel suo impegno umanitario per salvare decine di migliaia di profughi diretti verso l'Europa. Lo ha fatto con determinazione e compassione, mentre molti paesi membri della UE si sono rifiutati di offrire un'assistenza paragonabile a quella italiana. Il primo ministro Fico ha detto: "non c'è posto per l'Islam in Slovacchia". Il governo slovacco ha intrapreso un'azione legale per bloccare le quote di ripartizione di migranti. Sarebbe scandaloso se, a fronte di politiche di immigrazione razziste, l'UE premiasse la Slovacchia, eleggendola a sede dell'EMA. La candidatura dell'Italia merita di essere considerata seriamente, sia da un punto di vista morale, sia alla luce del suo expertise medico. 



Fonte - Richard Horton - Farnesina 

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